mercoledì 14 aprile 2010

UNA BRICIOLA MOLTO IMPORTANTE

Oggi voglio parlarvi di Rosanna Benzi la donna che ha vissuto per 29 anni in un polmone d'acciaio, grazie a mio padre impegnato con lei nella fondazione dell'associazione Gli altri,associazione in vita tuttora ho avuto la mia immensa fortuna di conoscerla! Anche se ero piccola mi ricordo molto bene di lei, mi ricordo di quando andavo a farle visita in quella stanzina piccola dell'ospedale di San Martino, una stanzetta, piccola, calda, e colorata, piena di pupazzi...al centro della stanza Lei, dentro al polmone d'acciaio, quella macchina rumorosa che la teneva in vita, lei donna che si sentiva libera pur dipendendo da tutti, perfino dalla corrente elettrica! Ricordo che mi piaceva ascoltarla, e vedere spuntare da quella macchina, così grossa e dai colori grigi, il suo viso rotondo abbellito da fermagli nei capelli Ricordo il suo sorriso, e il suo essere sempre pronta a rispondere alle domande che noi bambini le ponevamo..."come fai a grattarti il naso?...e altre ancora...Ricordo che immaginavo il suo corpo che era nascosto li dentro, ne ero incuriosita,la vedevo come una donna uscita dalle favole, non una diversa ma una SPECIALE, lei che ha sempre lottato per i più deboli, lei che non ha mai smesso di amare la vita, lei affetta per l'appunto dal vizio di vivere!Ricordo persone che andavano da lei, si sedevano e le raccontavano i loro problemi senza tener conto che lei, forse ne aveva di più grandi! Ma lei ne era felice, questo avveniva perchè lei non metteva mai in soggezione anzi, e sembrava che non fosse lei a dipendere dagli altri ma il contrario! Una Rosanna che amava le piccole cose...l'acqua fresca al mattino, il sole, il mare, i gabbiani....
MA CHI ERA ROSANNA :
Amava la vita. Era allegra e ironica. Fino all'ultimo; fino a quando un male incurabile ha troncato la sua voglia di vivere. Rosanna Benzi, 43 anni non ancora compiuti, ventinove trascorsi in un polmone d'acciaio nella sua camera dell'ospedale San Martino di Genova, si è spenta il 4 febbraio; sofferente ma lucida, il sorriso sulle labbra, nonostante quest'ultima malattia che la consumava giorno per giorno.Rosanna Benzi, una donna «simbolo» delle battaglie contro l'emarginazione dei più deboli (anche se usare questo vocabolo, «simbolo», è già farle un torto perché può significare volerla inquadrare in una categoria). Certo, una testi­monianza di come si possa affrontare la vita con determinazione e coraggio, nonostante l'immo­bilità forzata, la dipendenza totale da una macchina per poter respirare, le pareti d'una stanza d'ospedale.Quel polmone d'acciaio dell'ospedale San Martino di Genova poteva essere considerato una «prigione» per tanti. Non per lei. Ha continuato a guardare il mondo intero attraverso uno spec­chio ed il mondo ha conosciuto il suo volto rifles­so in quello specchio, la sua determinazione nel voler affrontare sul serio i problemi, anche i più difficili (anche i temi «tabù», come il rapporto tra sessualità ed handicap, per fare un solo esempio). E' il 1962 quando la poliomielite la paralizza, provocando una grave insufficienza respiratoria. Rosanna ha tredici anni. Poco dopo entra nel polmone d'acciaio («il mio scaldabagno», diceva lei con ottimismo), per non uscirne più, se non in qualche rara occasione per partecipare a manifestazioni pubbliche. In ventinove anni, Rosanna Benzi ha saputo svolgere una attività intensissima a sostegno dei diritti degli handicappati. Si è innamorata ed è stata contraccambiata. Ha coltivato anche il desiderio di avere un figlio, per arrivare a con­cludere: «Ma averlo sarebbe stato un atto di egoismo, non d'amore. Un bambino ha bisogno di essere tenuto in braccio da sua madre».Poche settimane prima di morire ha rilasciato una intervista alla Rai: «Spero che il lavoro che ho iniziato vada avanti. Spero di lasciare di me l'immagine di una donna con pregi e difetti. Un po' matta, un po' ironica. Spero di non aver fatto brutte figure ...». La vogliamo ricordare così, al di là degli schemi che pretendono di catalogare la «diversità» e la «norma», invece di lasciar spazio alla originalità di ogni persona umana ed al valore d'ogni vita.
ROSANNA SI DESCRIVEVA COSÌ : con pregi e difetti, un po’ matta, con molta ironia di sé, che amava le cose semplici, e che ha cercato di non fare troppe brutte figure.
Io me la ricordo così...: UNA DONNA CHE ANCHE CHIUSA IN UNA MACCHINA SAPEVA VOLARE E FAR VOLARE GLI ALTRI!

4 commenti:

  1. ciao,
    com'è commovente questo tuo post. Leggendo quelle parole mi sono chiesta cosa avrei potuto provare io costretta a vivere in un polmone artificiale...
    non vorrei sembrarti superficiale, ma pur rispettando ed amando la vita, piuttosto che "vederla passare" senza "esserci dentro", preferirei morire.
    Purtroppo le malattie ti capitano quando meno te lo aspetti, non si è mai pronti a vivere un dolore, tanto meno un dramma; è vero che poi quando ti capita ti rimbocchi le maniche e cerchi di guardare avanti nella maniera più positiva possibile, ma quanta sofferenza vedere la malattia umiliarti in tutto (forse le mie parole sono dettate da un dolore personale, scusa lo sfogo)
    Ti auguro un buon fine settimana.
    un abbraccio virtuale Claudia

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  2. Capisco ciò che intendi, se l'avessi conosciuta non ti sarebbe proprio sembrata una persona che non viveva la vita, ne una persona umiliata nella malattia, credo che abbia vissuto la vita, molto di più di altre persone sanissime, era tutto questo che la rendeva davvero una donna speciale sarebbe bello riuscissimo a vivere tutti con il suo spirito! un abbraccio buon fine settimana anche a te!!!

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  3. Ciao Marti,
    non ho parole in merito al tuo post...sono commossa!1

    Ti ho inviato una mail.
    Anna

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  4. Me la ricordo... eccome. L'ho sempre ammirata tantissimo. Grazie per averle dedicato questo bel post.

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